La camorra è l’uomo nero

Intervista a Don Aniello Manganiello

tratto da http://www.serviziocivilemagazine.it

 

Camorra, politica, Chiesa. Quale il loro rapporto?

Nel corso di questi anni sono stati al mio fianco politici sia di destra che di sinistra: il 23 giugno prossimo, a Montecitorio, Gianfranco Fini insieme ad altri esponenti politici presenterà il mio libro. Un tempo la politica scendeva a compromessi con la camorra per accaparrarsi i voti, oggi la camorra è parte integrale delle istituzioni. Oggi occupa poltrone nei consigli delle municipalità napoletane, e anche nelle istituzioni superiori. La Chiesa nei confronti della politica dovrebbe essere più autoritaria, perorando ad esempio, come ho già detto, le iniziative contro la cattiva gestione pubblica, inoltre dovrebbe appoggiare ed affiancare, alzando forte la sua voce, chi è esempio e portatore di valori etici. La Chiesa ha il compito e il dovere di educare, il che è diverso dall’ insegnare. Il Cardinale Sepe in passato più volte si è prodigato per questo, e ne sono contento.

 

Scampia. Quale fu il primo impatto, quando decisero di trasferirla lì da Roma?

 A Scampia, mi presero per un tossicodipendente. Per il mio modo di vestire, il colletto slacciato, jeans neri. Ci sono andato con molta paura, non per Scampia in particolare: la mia era una paura diffusa, per tutta il circondario napoletano. Napoli, città del furto, dell’imbroglio, dell’illegalità. Sono arrivato così e nemmeno volevo andarci, provenivo da Roma, dal quartiere Prati, dove avevo vissuto un’esperienza bellissima, idilliaca direi ed andare a Scampia, ovviamente mi spaventava. Per tre anni ho dovuto faticare. Sono stato lo zimbello dei tanti tossicodipendenti. Mi raccontavano storie di povertà e di bisogni personali. Mi chiedevano soldi e io glieli davo, credendo così di aiutare le loro famiglie. Solo dopo tanto tempo, alcune persone cominciarono a spiegarmi che erano tutte bugie, e che i soldi che davo servivano a tutt’altro, per comprare droga e certamente non per le vicissitudini familiari. Allora, aprii gli occhi e sono diventato fermo e severo, ma con una progettualità e prassi per aiutare i tossici ed ex tossici in un cammino di rinascita. I tossicodipendenti che venivano a chiedere soldi e aiuto, li accompagnavo personalmente presso le comunità, seguendoli nella loro guarigione, specializzando il mio intervento in merito a quel problema.      

 

Don Manganiello, come spiegherebbe a dei bambini, non di Scapia, cos'è la camorra?

 La camorra è l’uomo nero, quello che rappresenta le paure, il pericolo, le violenze, quello che mi vuole portare via l’affetto dei genitori, la casa, i giocattoli. E’ quello che mi da le botte, che vuole rubare in casa mia. E’ quello contro cui mio padre non può far nulla. In realtà è proprio questo l’operato della camorra in quel contesto: limitare la libertà d’azione a tutti, dai piccoli ai più anziani. E’ quello che detta legge nel commercio, quello che spaccia la droga e morte, è quello che porta via il guadagno di una vita. E’ l’usuraio che mi chiede percentuali alte sui prestiti, quello che spara per strada per scippare e uccide per vendicarsi. E’ quello che ruba a papà e mamma, quello che ci punta la pistola per portar via il portafogli, l’orologio e i gioielli. 

Il suo è un libro di denuncia o più di testimonianza? Quanto è importante dare speranza alle persone che l’hanno persa?

Sia di denuncia che di testimonianza. Di denuncia, perché metto nero su bianco tutti i torti che sono stati fatti nei confronti di Scampia. Di denuncia verso chi ha fatto male a Scampia. Le istituzioni sono assenti, la polizia è corrotta. Io ho fatto allargare i marciapiedi e ho raccolto firme per far smuovere le istituzioni. Quando arrivai via Don Guanella era disseminata di siringhe: noi le abbiamo ripulite. Nel libro ho detto che la Iervolino si dovrebbe vergognare perché il Comune non paga dal 2007 le rette giornaliere di 12.00 euro, per il semiconvitto dei minori a rischio affidati alla parrocchia che sono circa 300. Come posso tacere? Di testimonianza, per le conversioni di noti camorristi che racconto come quella di Giuseppe Sarno, fratello di Costantino, capo clan, che quando venne scarcerato all'inizio del 2000 mi aveva incontrato e aveva confessato di volersi rifare un vita, lontano da Napoli. Due sere dopo, tornando dal commissariato dove doveva andare a firmare, fu freddato da due killer. Testimonio l’impegno di tanti operatori che quotidianamente danno il loro contributo gratuito per rispondere alla richiesta di assistenza ed aiuto delle tante famiglie bisognose: i comitati di resistenza anti-camorra di Scampia, Mammut, il centro di sperimentazione e di ricerca pedagogica che ha sede a Scampia, i Gesuiti e tante associazioni che s’impegnano quotidianamente tanto portando risposte e speranza.