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La 'ndrangheta è oggi una
delle organizzazioni criminali più potenti. Non priva di rapporti
con uomini politici e servizi segreti deviati, è meno esposta,
rispetto a Cosa Nostra, alle infiltrazioni esterne ed al fenomeno
del pentitismo, ma soprattutto ha ramificazioni in mezzo mondo:
dalla Lombardia, al Piemonte, dalla Valle d'Aosta alla Liguria,
dalla Toscana al Veneto, dall'Emilia Romagna alla Francia, dalla
Germania alla Russia, dalla Spagna alla Svizzera, dalla Bulgaria
all'ex Jugoslavia, dalla Bolivia agli Stati Uniti, dal Canada
all'Australia.
Una delle più efficaci definizioni sulla mafia calabrese l'ha data
Julie Tingwall, sostituto procuratore dello Stato della Florida a
Tampa: "È invisibile, come l'altra faccia della luna". Se alla
capacità di mimetizzarsi, soprattutto all'estero, si aggiunge la
sottovalutazione del fenomeno, soprattutto in Italia, si può capire
come la 'ndrangheta sia riuscita a prosperare, quasi indisturbata.
Fino a qualche anno fa, infatti, molti la ritenevano un'accozzaglia
di criminali, dedita al pizzo ed ai sequestri di persona.
Le origini
Nasce e si afferma nella seconda metà dell'Ottocento la 'ndrangheta
in Calabria, una regione dal tessuto economico fragile, priva di un
significativo apparato industriale e con deboli ceti
imprenditoriali. Clan di picciotti, da cui il nome Picciotteria
vengono segnalati nel circondario di Palmi (Maropati, Gioia Tauro,
Sinopoli, Iatrinoli, Radicena, Molochio, Polistena, Melicuccà, San
Martino di Taurianova, la stessa Palmi), nella Locride (San Luca,
Africo, Staiti, Casalnuovo) e nella cintura di Reggio Calabria
(Fiumara, Villa San Giovanni, la stessa Reggio Calabria). Uno dei
documenti più interessanti di quel periodo è una denuncia anonima
inviata nel 1888 al prefetto di Reggio Calabria, Francesco
Paternostro, che rivela l'esistenza a Iatrinoli, uno dei tre borghi
che poi dettero vita a Taurianova, di una setta che nulla teme"
La struttura
La 'ndrangheta rispetto a Cosa Nostra ha una struttura a sviluppo
orizzontale. Ogni famiglia ha il pieno controllo del territorio sui
cui opera ed il monopolio di ogni attività, lecita o illecita. La
cosca mafiosa calabrese si fonda in larghissima misura su una
famiglia di sangue ed i vincoli parentali tra le varie famiglie
vengono rinsaldati con matrimoni incrociati. Essendo tutti parenti,
è difficile trovare pentiti. Negli ultimi tempi, dopo la sanguinosa
guerra, apertasi nel 1985 con la secessione degli Imerti-Condello
dall'alleanza di cosche guidata da Paolo De Stefano, la 'ndrangheta,
in provincia di Reggio Calabria, si è dotato di un organismo
(Santa), di cui farebbero parte i rappresentanti delle famiglie più
importanti. Non è una commissione come quella di Cosa Nostra, ma un
primo tentativo per cercare di sedare gli endemici contrasti che
scoppiano puntualmente tra le varie cosche (le c.d. faide), altra
tipica espressione della mafia calabrese. Rigidissima è la gerarchia
all'interno di ogni famiglia, regolata da un codice che prevede
rituali in ogni momento della vita associativa : dall'affiliazione
all'investitura del nuovo adepto, al giuramento che deve essere
prestato con solennità, al passaggio al grado successivo, fino ai
processi a cui il tribunale della cosca può sottoporre i propri
affiliati qualora si dovessero rendere responsabili di eventuali
violazioni alle regole sociali.
Le attività
La Calabria come ha sottolineato il dottor Nicola Gratteri, uno dei
magistrati di punta della procura distrettuale antimafia di Reggio
Calabria, galleggia sopra un grande traffico di armi. Sembra esserci
in Calabria una sorta di accumulo di armi potenti e micidiali,
alcune delle quali sono state utilizzate durante l'ultima guerra di
mafia (missili terra-aria e lanciarazzi Mpg del tipo di quelli
scoperti in un arsenale della 'ndrangheta in provincia di Modena).
Gli altri due grandi business della mafia calabrese sono il traffico
internazionale di droga e l'estorsione : quest'ultima, come ha
affermato nel 1993 l'Avvocato Generale di Reggio Calabria, colpisce
nel capoluogo reggino ogni attività produttiva di reddito, senza
escludere neppure i liberi professionisti. In calo i sequestri di
persona che, a fronte di ricavi modesti, costringono le cosche a
fare i conti con massicci dispiegamenti delle forze dell'ordine sul
territorio.
Le gerarchie
I gradi nella gerarchia di ogni cosca della 'ndrangheta, che altrove
possono essere ricordati in maniera diversa, nella Piana di Gioia
Tauro (ed è qui che alligna la mafia più organizzata e più forte),
secondo quanto Pino Scriva ha raccontato ai magistrati che hanno
raccolto le sue "confidenze", sono i seguenti :
1) Giovane d'onore.
Non è un vero e proprio grado. È una affiliazione per "diritto di
sangue", un titolo che viene assegnato al momento della nascita e
che tocca in pratica ai figli degli 'ndranghetisti come buon
auspicio affinchè in futuro possano diventare uomini d'onore ;
2)
Picciotto d'onore. È il primo vero gradino della "carriera" nella
'ndrangheta. Si tratta di un gregario, esecutore di ordini, il quale
deve cieca obbedienza agli altri gradi della cosca con l'unica
speranza di ottenere benefici tangibili e immediati. I picciotti, in
pratica, sono la fanteria, o meglio il corpo dei caporali delle
cosche calabresi ;
3) Camorrista. È un affiliato già di una certa
importanza ed è arrivato al grado dopo un "tirocinio" più o meno
lungo. A lui sono affidate funzioni che il picciotto non può
svolgere (può essere, per esempio, capo di una 'ndrina nelle piccole
frazioni dei comuni). In altre zone risultano distinzioni in questa
stessa "qualifica" ;
4) Sgarrista o Camorrista di sgarro. Si tratta
di un affiliato incaricato di riscuotere le tangenti ;
5) Santista.
È colui che ha ottenuto la "Santa", cioè un grado ancora più elevato
per esclusivi meriti criminosi ;
6) Vangelo. Viene detto anche
vangelista perché ha prestato giuramento di fedeltà
all'organizzazione criminale mettendo una mano su una copia del
Vangelo. Grado di altissimo livello, si ottiene "per più meritevole
condotta delinquenziale".
7) Quintino. Grado apicale che uno 'ndranghetista
può raggiungere. È attribuito a un ristretto numero di mafiosi che
all'interno dell'organizzazione vanno così a costituire una
oligarchia con diversi privilegi e altrettante responsabilità e che
si riconoscono perché hanno un tatuaggio con la stella a cinque
punte ;
8) Associazione. Di questo grado è Scriva a parlare per la
prima volta. Rappresenta il più alto potere della 'ndrangheta e
viene esercitato in forma collegiale. Sarebbe, in sostanza, una
sorta di consiglio di amministrazione di tutto il sistema criminale.
A questo grado accedono i capi delle famiglie che per numero di
affiliati, forza di fuoco, alleanze e protezioni anche politiche,
sono in grado di condizionare sul piano pratico la vita della
'ndrangheta non solo nella loro zona e nella provincia, ma ovunque
l'organizzazione sia presente, quindi, anche all'estero.
Un'ulteriore figura tipica della 'ndrangheta è quella della "sorella
d'omertà" che è affidata ad una donna, la quale ha il compito di
dare assistenza ai latitanti. Ma il ruolo delle donne nella mafia
calabrese non si limita a questo. Né è un fatto nuovo. A Rosarno,
nella piana di Gioia Tauro, sul finire dell'Ottocento, le donne
erano ammesse nell'organizzazione. Scrivono i giudici: "Vestite da
uomini, prendevano parte alla perpetrazione de' furti ed altri
reati" . Oggi, le donne, come hanno accertato le più recenti
indagini sulle principali cosche calabresi vigilano sull'andamento
delle estorsioni, riscuotono le tangenti, sono intestatarie di beni
appartenenti al sodalizio e curano i rapporti con i latitanti e con
l'esterno del carcere. |